mercoledì 5 luglio 2017

La morte del polpo

Cthulhu avrebbe comunque vinto per inerzia. Non che fosse un problema. L'Antico semi-dio sapeva aspettare. I cultisti nei sotterranei adoravano per tentativi, e venivano puntualmente scoperti ed coitinterrotti. Più idioti che devoti, sembrava li avessero reclutati col lanternino. Cthulhu, mani a carciofo, oramai quasi faceva il tifo per gli investigatori. Poi il web aveva dato voce ai Cultori Di Minchiate, e il male aveva ingranato la quarta. I CultDiMinch ci andavano giù duro. Adoravano e condividevano istantaneamente con un click. Le condivisioni si diffondevano inarrestabili come la tosse d'inverno. Gli esseri umani si schiantavano ai semafori per poter adorare al volo. Neanche Manson aveva avuto seguaci più fedeli. E gli investigatori, tacciati di essere i veri cospiratori, venivano messi alla berlina sulle loro stesse pagine.

Il meme del giorno riguardava i vaccini nucleari. L'admin del gruppo giurò che era l'ultimo. Marongiu, al quale avevo dato l'amicizia un minuto prima, mi taggò nel sondaggio La Classifica dei Grandi Antichi: quando ho letto la quarta non ci volevo credere.
Il Vikingo scrisse su whatsapp che potevamo tranquillamente trovarci a casa sua, e Redbairon propose di chiudere con l'ultimo scenario di Arkham Horror Il Gioco di Carte.
Il male non si nascondeva più, o forse lo faceva da furbo, come in quel racconto della lettera rubata di Poe. Per qualche strana ragione l'antico cefalopode imperversava fra i giochi da tavolo. Il suo people recruitment era spudorato. Marongiu mi scrisse un pm per farmi i complimenti per il blog e per chiedermi il like sul sondaggio dei Grandi Antichi (la quarta comunque era Nyarlathotep).
La giornata in ufficio scivolò via più lenta del solito, nonostante l'aria condizionata. Alla macchinetta del caffè si parlava solo del concerto di Vasco Rossi in arrivo. Un impiegato disse che Vasco era una lattina di vomito di terrorista, un secondo lo corresse "Una LATRINA di vomito di terrorista" facendo sghignazzare tutti gli altri, e un terzo augurò la sedia a rotelle a tutti quelli che l'avrebbero guardato sulla Rai. 
L'odio era settato alto come al solito e le persone non se ne accorgevano più.

La sera Redbairon arrivò che non faceva più così caldo. Nel cielo si erano addensati nuvoloni grigi carichi di pioggia, e un vento ruvido aveva cominciato a grattar via quella cappa che da qualche giorno sembrava essersi posata sopra Torino.
"Stanotte viene giù il finimondo" dissi salendo in macchina. In lontananza, verso Druento, cominciavano i primi lampi.

Ci eravamo ripromessi di finire i tre scenari della campagna di Arkham in meno di una settimana, ed eravamo dentro coi tempi. Ci accompagnava una comprensibile stanchezza da poche ore di sonno, un po' di sano mal di testa curato col caffè e col Moment, e il costante bisogno di una doccia che ricorreva spesso nelle nostre chiacchiere
Non volevamo salvare il mondo, non più. Ci avevamo anche provato, in passato, ognuno secondo le abilità scritte a fondo carta. Red aveva usato i pugni e la rabbia, Vik i calcoli trigonometrici e quelli renali. Io avevo raccontato al mondo la verità sui Cultisti di Yggsmuhth , sull'atomo opaco del male, e sul male incarnato fra Derry e Torino. Credevo che il messaggio fosse chiaro.
I giochi erano lo strumento.
E gli autori i nuovi cultisti.
Ma eravamo gocce nel mare, laddove le gocce di pioggia disegnavano sbarre sui vetri delle nostre finestre.
Cthulhu sarebbe arrivato, con o senza gli investigatori con le pistole in pugno, con o senza il nostro brusio di sottofondo. Quello eravamo nel gran disegno: granelli di polvere su un vecchio 33 giri.
Perso per perso, cercavamo solo la vittoria di Pirro sul simulatore di Antichi.

Nel frigo trovò il succo di mela.
"Niente birra, stasera vi voglio lucidi" disse il Vikingo, posando il cartone di Santal sul tavolo.
Si riferiva a me. Sul finale del secondo scenario avevo un po' ronfato. Cominciavo a perdere colpi passate le 2.00 di notte.

Il simulatore era ancora una volta una scatola salmastra. Ne servivano 2 per giocare in 3-4 giocatori. Partorito dalle tube gibboniche di Asterion Asmodee, Arkham Horror Il Gioco di Carte, era un living card game che ovviamente pescava dagli incubi di H.P. Lovecraft. Durava fra 90 e i 120 minuti, anche se io e i soci eravamo riuscito a stiracchiarlo ben oltre i 180. Nella scatola c'erano tre scenari campagna, ma trattandosi di un LCG ne sarebbero arrivati molti altri.
Un paio di fustelle di token a parte, il gioco lo facevano le carte.
Ogni investigatore disponeva di un mazzo comprensivo di Carte Supporto, Carte Abilità, Carte Evento, Carte Debolezza, per un totale di 119.
Lo scenario di turno veniva costruito come un dungeon, con Carte Trama e Capitolo, che si propagavano sul tavolo in Carte Luogo infestate da Carte Nemici e trappole di varia natura.

C'era anche un sacchettino di token, al posto del dado da rollare.
Ogni giocatore poteva assorbire una certa quantità di Ferite e Traumi, riportati sulla carta Investigatore, e disponeva di un'abilità unica e valori numerici di forza, intelligenza, velocità e determinazione.

Dalla casa, ridotta in macerie, c'era una sola strada percorribile che si infilava nella nebbia e che biforcava pochi metri dopo, col chiaro intento di dividerci. 
"Ci manca solo il pezzettino di formaggio" commentò Vik. La nebbia lattiginosa non proiettava ombre.

Avevo speso tutti i miei punti esperienza per due carte di livello avanzato che davano più risorse. Le risorse erano il mana del simulatore. L'idea era di equipaggiarmi satollo. Ma le carte non arrivavano.

Le trappole scattarono puntuali.

I mostri si chiamavano l'un l'altro come ragazzini in cortile, e l'orologio correva.
Se avevamo imparato una cosa, in tante partite di Arkham Horror, Il Segno degli Antichi e Le Case della Follia, era che non dovevamo aspettare l'ultimo turno e l'arrivo del padrone di casa, per chiudere la partita.
Viking approvvigionò il tavolo con generi di prima necessità come birra dei Mastri Birrai Abruzzesi Sgozzacapre, amaretti e patatine al wasabi.
Il mio personaggio, che aveva l'intelligenza di un sorcio ma la vocazione del santo, si mise a mo'di scudo umano di mezzo fra Red e una gigantesca vescica ricoperta di escrescenze. Prese traumi diventando un vegetale.

Dava poche speranze Arkham Horror LCG. Almeno in questo era onesto.

Alle porte dell'una, già avevamo maturato la consapevolezza che non ce l'avremmo fatta.
Neanche la dignità del l punto della bandiera col simulatore.
Il sacchetto dei token non si era accanito, ma dalle Carte Incontro era sceso l'inferno in Terra.
"Il polpo sta arrivando" disse Vik accostando una finestra che sbatteva.
Fuori la pioggia continuava a grondare.

E poi arrivò il padrone di casa.
E sul mio cellulare le notifiche di facebook.

La Bestia divorava mondi.
E Marongiu aveva appena scritto sulla sua bacheca che il mio blog era una lattina di vomito di terrorista. Fioccarono i like sul suo commento, mentre il contatore degli amici contava all'indietro.
Red si giocò tutta la mano sperando almeno di sfoltire i gregari del culto. Viking supportò con una carta e io feci altrettanto.
Dal sacchetto vennero fuori solo cattive notizie.
Dal web qualcuno aveva lanciato il sondaggio: "Le peggiori cazzate di Dado: quando ho letto la quarta non ci volevo credere".

Mezzora dopo eravamo lì a ritirare Arkham nella scatola.
Viking disse: "Uno dei migliori simulatori dell'anno" e anche Redbairon era d'accordo.
Su Druento scrosciava piombo fuso.
E avevamo pure parcheggiato la macchina lontano.

Sul mio cellulare continuavano ad arrivare messaggi e notifiche.
Qualcuno aveva trovato una mia foto da bambino, seduto sul vasino con le braghette abbassate, e aveva creato il meme: "Lo faceva allora e lo fa ancora adesso con i suoi post".

Scendemmo in strada.
I tombini vomitavano un pantano marrone di acqua e terra.
Mi smerdai di terra fin quasi al ginocchio.
Sul cellulare arrivava fango di altro tipo, ma che sarebbe stato altrettanto difficile togliersi di dosso.

La strada era una palude di bolle. All'interno della macchina di Red gocciolava acqua dalle guarnizioni. Uno dei due tergicristalli ad un certo punto saltò via, lasciando solo l'anima di metallo a grattare il parabrezza.

Prendemmo lo scalino dello spartitraffico, oramai immerso.

Eravamo fermi sul ciglio della strada, con le quattro frecce.
L'acqua entrava da sotto. Attorno non si distinguevano più piante, vento, pioggia, neanche la strada.
Red disse: "Ma possiamo andare a perdere contro un polpo?"
Io dissi: "Comunque la morte del polpo è la cipolla".
E lui rise.

E poi la batteria del cellulare morì.


Trovate Arkham Horror LCG e cefalopodi al guazzetto su Magic Merchant

9 commenti:

  1. Accipicchia, una concentrazione di sfighe che nemmeno il triangolo delle Bermuda!
    Comunque la morte del polpo è il Vermentino, IMHO.

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  2. Grande dado solo tu mi tiri su il morale dopo 2 giorni al pronto soccorso a farmi spremere la vita lentamente . Un racconto come erano mesi che non ne leggevo. Trovo che questo tipo di resoconto mi sia più congeniale rispetto a quelli più cattivi e taglienti che sai sfornare. Sempre un piacere leggerti in ogni caso.

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  3. Guarda.
    Da una certa distanza Lovecraft può sembrare grottesco, esagerato e addirittura un po' pacchiano.
    Poi, a leggerselo da solo, di notte, con tempo demmerda c'è poco da scherzare.
    👾

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  4. Sempre al top Dado... su "La Classifica dei Grandi Antichi: quando ho letto la quarta non ci volevo credere." mi sono cappottato :)
    Però basta cooperativi. Cimentatevi con "A Study in Emerald"!! FATEVI MALE!

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  5. Un turbine coinvolgente come sempre.
    Sei una droga serale dado!!!
    GEA

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    1. D come Droga
      D come Dado
      GEA

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  6. Puoi passare il link delle peggiori cazzate del dado?

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  7. PUAH, i cooperativi, roba da signorine, i veri uomini si prendono solo a sonori e pesanti schiaffazzi che quando hai finito corri da Cthulhu per nasconderti al sicuro tra le sue braccia (o tentacoli, tanto è uguale)!

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  8. Del resto è quella la fine dei polpi...

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